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Rassegna stampa



 Piccoli frutti


Easy listening accattivante e con radici colte, un'operazione non proprio semplice che riesce molto bene a Evy: si sente a ogni solco (meglio, a ogni bit) lo swing tutto italico e ironico di Sergio Caputo, come affiorano le radici più profonde della migliore canzone italiana dei Sessanta e dei Settanta. Dalle canzonette degli urlatori a Buscaglione, Carosone, Mina, Luttazzi. Non a caso le uniche due cover dell'album sono dedicate a Bruno Martino - piacevolissima e stuzzicante l'interpretazione di "Dracula cha cha" - e Nicola Arigliano con la divertente/noir "Il pinguino innamorato". E un pizzico di musica dai migliori film italiani con la predilezione per maestri come Piero Umiliani e Piero Piccioni.

L'imprinting degli anni Sessanta e Settanta è forte, un legame ancestrale radicato in Evy che riesce su basi così solide a costruire uno stile frizzante tutto suo, ricco di suggestioni, ammiccamenti soul, piacevoli atmosfere da cocktail, un pizzico di elettro pop/reggae anni Ottanta (proprio carina "Rudy Is Typing"). Una leggerezza gioiosa che pervade ogni brano.

Alessandro Staiti, Mp news



Tanti ‘Piccoli frutti’ per un coloratissimo paniere pop. Dolce, invitante, ammiccante all’occorrenza, rigoglioso di prodotti genuini, a chilometri zero verrebbe da dire, visto che ormai va così di moda il genere ‘dal produttore al consumatore’.

Un gradevole pop ‘totale’, canticchiabile e leggero, evidente anche nei titoli e nei testi, colorato e attraversato da un buonumore di fondo che, insieme alla tastiere in evidenza, rappresentano il tratto comune dei tanti ’piccoli frutti’.

Dario Quarta, Qui Salento



Sarebbe un bel vivere, se Piccoli frutti fosse un album di San Remo o fosse in rotazione sulle radio commerciali.

Lo stile della Arnesano è quello della lounge music, con arrangiamenti brillanti, ironici e delicatamente jazzati, densamente pop. PIACEVOLISSIMO!

Simone Bardazzi, Rockerilla




Una manciata di canzoni lievi come carezze.

Il cd raccoglie undici canzoni lievi, tra lounge ed esercizi di stile ispirati alla canzone italiana degli anni Cinquanta e Sessanta.

(…) Il suo registro autoriale predilige le canzoni pop soffici e ‘radiofoniche’, ma dà il meglio di sé quando vira verso lo sketch, l’ammiccamento, la citazione colta e divertita nei quali anche la voce suona più convinta e convincente.

(…) La Arnesano ha talento ed è stata in questo senso tra le prime movers, di una scena femminile ormai dilagante in Puglia.

(…) la conferma dell’originalità di una comèdienne della canzone che meriterebbe altri mezzi e altre occasioni.

Fabrizio Versienti, Il Corriere del Mezzogiorno.





(…) Nove insomma i brani originali nei quali la leggerezza è un carosello che allude inquietudini vellutate (nel rock steady di La prima volta, nel reggaettino robotico di Rudy Is Typing), bazzicando il radiofonico puro con una solarità tanto disarmante quanto gioiosa, vedi la malizia twist di Ogni puntino tondo (qualcuno si ricorda di Lio?), la verve swingata di Piccoli frutti e una Su un tappeto di scuse come ti aspetteresti dalla nipotina languida dell’Alan Sorrenti piacione. Proposta fresca, accattivante e per nulla banale: non proprio una combinazione facile.

Stefano Solventi, Il Mucchio




(…) questo secondo lavoro dell'intraprendente cantautrice ha un titolo che veste a pennello le dieci, più i “titoli di coda” di “Sigla”, canzoni: dieci fruttini dolci, simpatici, freschi e succosi. Musica da dessert, o da cocktail, tipo quella che si faceva quando i cocktail si bevevano in completo e abito stiloso ballando swing, twist e cha cha cha. Il passato riportato in vita da queste note vintage è fatto di amori spensierati – o anche no, ma sempre raccontati con leggerezza anche quando fanno soffrire – film di Billy Wilder e Canzonissime. Commedie romantiche d'altri tempi a tempo di un pop jazzato che gioca con gli anni cinquanta e sessanta ma anche un po' con gli ottanta (“Su un tappeto di scuse”) e con i giorni nostri, giorni di elettronica e di nuove storie epistolari (“Rudy is typing”).

Letizia Bognanni, Rockit


Un disco, “Piccoli frutti”, che pare quasi uno spettacolo di varietà, fatto di immagini di una tv che non c’è più, quella in bianco e nero, fatta di sketch, balletti e ospiti illustri. Non è un caso che l’ultima traccia rechi il titolo “Sigla”. Un album coloratissimo, positivo: la Arnesano mette di buon umore, non è poca cosa.

Gianfranco Valenti, Velvetmusic.it



(…) è un viaggio tra epoche e club musicali, dove la quotidianità diventa poesia, dove la musica diventa insieme incanto e danza. È un elogio all’amore, dove semplici nei diventano “puntini tondi”, che come stelle danno forma a lucenti costellazioni. Un elogio alla vita, dove le faticate conquiste diventano “piccoli grandi frutti”. Dove le avances di un uomo diventano un “Non soffiarmi”, con cui rifiutare in un ironico shuffle, come in un vecchio jazz club anni Cinquanta. È un disco passionale e romantico ed è anche un tributo a grandi jazzisti del passato (…). Ma è anche un ponte epocale, una visione ampia di ascolto e produzione (…)

Luana Campa, Tagpress.it


Tipa ideale

Nella Arnesano cogli sentori di Piccioni, profumi di Umiliani e un retrogusto di Morricone. Un disco soffuso di bossa, melodie tratte da inesistenti film degli anni Settanta, quelli con la Bolkan, dal design pervasivo e ancora attuale.

Tommaso Labranca, Film tv


Evy Arnesano: come bypassare l'industria e vivere felici.

Dal produttore al consumatore, dall'artista ai fan. Senza intermediazioni. 

Flavio Brighenti, XL Repubblica



Raffinatezze femminili, exotica-moine titolate “Tipa ideale” al modo di una Lorraine Bowen punta dai ferri da calza di Rita Pavone.

Enrico Enver Veronese, BLow up


Un tripudio cocktail-lounge, jazz, bossanova, samba, canzone neo-melodica italiana d’altri tempi. Otto mesi di lavoro e ne è valsa la pena.

Massimo Padalino, Rockerilla



Sarà per il bell'aspetto civettuolo, sarà per quei modi di fare bossa-swing-pop che mandano in cortocircuito i guru lounge Umiliani & Piccioni, Sergio Caputo, l'ingenua ludicità dei sixties e certa svenevolezza anni ottanta (abbiamo finalmente trovato la nostra Lio?), fatto sta che la swingante Sulla riva di un fiume, anche in questo caso tratta dall'esordio Tipa ideale viene già canticchiata in tutte le docce del Belpaese.

Stefano Solventi, Sentireascoltare



Un cocktail fresco, dolce e solare, carico di positività e ottimismo, che parla d’amore ma non fa rima con cuore. Un cocktail pop, elegante e all’occorrenza estroso, nient’affatto banale e volutamente semplice pe nulla pretenzioso e di qualità.

Dario Quarta, Qui Salento



Il cd è un gustoso collage di lounge pop che tiene conto in maniera originale degli ascolti accumulati negli anni: Umiliani, Piccioni, Sergio Caputo.

Francesco Adinolti, Alias, Il Manifesto


La songwriter di origini pugliesi, che si occupa in prima persona di musiche, arrangiamenti e testi, abbina due tendenze opposte e complementari in canzoni orecchiabili e sbarazzine: da una parte l’utilizzo delle programmazioni e dei moderni mezzi di comunicazione, dall’altra l’amore per le composizioni degli anni Sessanta/Settanta e la riscoperta della tradizione italiana, compresa la sfera delle colonne sonore d’autore.

Elena Raugei, Fuori dal Mucchio



Disco dal suono e dall'esecuzione pazzeschi, che fila via tra ricordi dei due Pieri, di Franco Godi, accenni swing, soul alla Neffa, sempre godibile e rilassante. Con tanta passione e onestà dentro.

Renzo Stefanel, Rockit




Tredici tracce autoprodotte che attingono ad un immaginario musicale popolato da ritmi che ripercorrono bossanova e samba, con una particolare propen- sione swing che riparte, al femminile, dal punto in cui Sergio Caputo l’aveva consegnata alla musica leggera per scrivere un capitolo del pop cantautoriale nazionale.

Con una dedica esplicita ai maestri Piero Umiliani e Piero Piccioni, Tipa ideale coniuga l’uso ironico di generi musicali old fashioned a testi che giocano con puntigli sentimentali e luoghi comuni affettivi, senza struggersi in romanticismi ma piuttosto tratteggiando storie d’amore idealizzate o rapporti archiviati. 

Francesco Farina, Corriere del Mezzogiorno




Ritmo, spontaneità, ironia, leggerezza, creatività, malinconia si fondono in un continuum, per l’appunto, indefinibile che avvolge e che stordisce per la sua malìa.

Nicola Pice, Musicletter



Una tale intraprendenza non può che fare capolino dal taglio personalissimo dato agli undici brani, tutti piccoli quadretti che orbitano attorno alla sua vita, riflessioni sentimentali e pulsanti, che si ingegnano tra i generi senza perdere in identità sonora. È un caleidoscopio di impressioni:

Paolo D’Alessandro, L’isola che non c’era



Dal sound a ritmo di samba, alle atmosfere dalle venature jazz fino all’audace tocco elettronico, le tredici tracce rappresentano le tredici proiezioni di una Evy ironica ma vulnerabile capace di una leggerezza di fondo che segna le caleidoscopiche variazioni emotive di una contemporanea Alice.

Marta Campi, Musikbox



Dolce come il miele e simpatica come le sue canzoni. Il romanticismo assume toni da eterna adolescente. E lei riemerge dalle problematiche quotidiane contando su 7 amiche chiamate note. Solare e scanzonata, ha costruito il suo fan-base grazie al web 2.0. Comunica senza troppi filtri. Si mette a nudo priva di pudori emotivi, ma ironicamente. Mostra le ferite del cuore.

Stefano Cuzzocrea, Rivistaonline





La voce di Evy Arnesano si muove lungo i territori di un originale cross-over tra jazz ricco di swing, suggestioni carioca, ritmi lounge, echi di reggae bianco, schegge dalle colonne sonore targate anni Sessanta.

Pietro d’Ottavio, La Repubblica




I testi sembrano almodovariani.

Eugenia Romanelli, Il Fatto Quotidiano



Cominciando con ritmi jazz-bossanova e samba, la poetica spontanea e sarcastica della cantante si dispiega lungo gli undici brani, che man mano si avvicinano a un pop più tradizionale. Ne risulta un (a)tipico ritratto da ragazza della porta accanto, curiosa e spigliata nelle relazioni interpersonali.

Michele Palozzo, Onda Rock


Tipa Ideale” potrebbe essere benissimo un cd di colonne sonore per un film ambientato tra i Sessanta e i Settanta.

Ilenia Beatrice Protopapa, MP news



Le storie sono autobiografiche nate da una fine di un rapporto d’amore e da storie vissute dall’autrice e da altre persone e comuni a molte altre persone. Quindi storie complicate ma semplici per capirle. Ma è la musica e lo stile della Arnesano che hanno reso i 13 brani squisiti: dal primo ascolto ti mette di buon umore. Tipa ideale va ascoltato come sveglia al mattino, sotto la doccia, quando passi l’aspirapolvere e mentre cucini. Potrebbe diventare significativo ogni pezzo per la colonna sonora di un film e di uno spot pubblicitario.

Gloria Berloso, Bravo on line




Arrangiamenti ricchi, curati, “esperti”, tropicalismo e tocchi caraibici, soffusi slanci jazzy e vitale sincerità, si alternano a bosse e a pezzi più intimisti, tutti dotati di una sorta di “leggerezza” artistica che ne esalta i lati più spendibili in ambito commerciale e radiofonico, senza ricadere in trucchetti beceri esagerando in forma e peccando di sostanza. 

Giampaolo Cristofaro, Audiodrome




Album sbarazzino e frizzante.

Giulia Nuti, Il Popolo del Blues




Suoni che spaziano tra swing, be bop, riflessi latini e varianti che sussurrano tonalità reggae sono il sale degli arrangiamenti dell'Arnesano che, dietro la sua ostentata timidezza da eterna bambina, nasconde il carattere della cantautrice scaltra e decisa nell'esplorare i tanti territori della natura umana con le sue mille sfaccettature.

Così ogni suo brano, dove oltre a rivelarsi gli infiniti desideri della sua natura di donna, ci parla di strani incontri, romantici personaggi, pulsioni interiori, scorci tra sogno e realtà, tutto un mondo fantastico, cantato con una vena di proverbiale malizia, che specchia l'interiorità della nostra singer.

Vittorio Renzelli, Controluce




I testi, legati all’amore, seppur di impronta minimalista, non banalizzano la complessità del sfera affettiva ma la descrivono intimamente. Gli arrangiamenti ricordano sonorità a volte dimenticate, che ben si sposano con le immagini evocate dai testi. E tornano alla mente certe canzoni di Nicola Arigliano, l’ironia di Sergio Caputo - il brano ”Tipa Ideale” ne è un esempio -, tra un giro di bossanova e un accento reggae.

Pietro Scaramuzzo, Extra


Di Evy colpisce soprattutto la spontaneità e la ricercata semplicità dei testi, soffiato piano da una voce educata a non disturbare il ritmo piacevole della sua musica.

Eugenio Ripepi, Artwhere



Fresco, solare, impregnato di calore (in questo periodo ce ne vuole), energia umano. Che sapore, quindi, gusteremo una volta scartato la carta che avvolge la caramella chiamata “Tipa ideale”? Una mille gusti (e altrettante sensazioni): elettronica (ottimo l’uso delle tastiere), bossanova, reggae sintetico (Quello che non sai), chillout, accenni jazz. Ma, assaggio dopo assaggio, si rileva la vera anima del disco, il ripieno: il pop più dolce e zuccheroso (senza esagerare).

Marco Gargiulo, Magmusic